Legame con la Basilica di S.Caterina

Palazzo Ducale Mongiò

Bolla originale Piis Votiis di Urbano VI del 25 marzo 1385
‍ con la quale il pontefice, avendo appreso da una supplica di RaimondelloOrsini del Balzo ch’erano già iniziati i lavori per la costruzione in un certo luogo in Galatina di un convento per i Frati Minori con una chiesa intitolata a Santa Caterina per celebrare gli officii sacri in lingua latina, dato che in Galatina la popolazione cristiana è greca e latina, ed i latini non capiscono il greco, il papa dunque, avendo appreso tutto questo, autorizza i Frati Minori a ricevere e abitare questo luogo, se idoneo alle loro esigenze secondo le regole del loro ordine. Inoltre il papa, avendo appreso dalla stessa supplica di Raimondello la volontà sua e di altri fedeli di costruire in luogo contiguo alla detta chiesa un Ospedale per i poveri, concede piena autorizzazione.

Nell’anno 1434 di indizione XIII (= XII), al 24 settembre in Galatina (’ terra Sancti Petri de Galatina’),
‍ il baglivo a credenza di Galatina Stefano Grasso, il giudice annuale di Galatina Nicola ‘Russacius’, galatinese, entrambi riuniti per dire giustizia nella casa della bagliva vicino al ‘theatrum’ [piazza?] del paese, a richiesta del sindaco ‘Nucius Urrisi’ e della ‘universitas’ [amministrazione civica] di Galatina, ordinano al notaio apostolico Nicola de Arcidiacono, galatinese, la trascrizione della bolla Sincerae devotionis di papa Urbano VI del 13 giugno 1386[edita dal Papadia, Memorie storiche di Galatina, pp.100-101], in modo da poterne fare uso all’occorrenza ove, per caso fortuito, si fosse perduto l’originale. Seguono le firme del baglivo (in greco), del giudice annuale, e di otto testimoni tutti galatinesi, tra i quali i più noti sono il notaio Nicola Calò (de Calo), fedelissimo della casa Orsini del Balzo e Angelo d’Aruca.

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Il contesto dell'incontro: "Dire Giustizia" nella Casa della Bagliva
L'incontro tra Stefano Grasso (il baglivo) e Nicola Russacius(il giudice annuale, il cui cognome nel regesto è riportato come Russacius) non fu un colloquio informale, ma una vera e propria seduta ufficiale del tribunale locale.
I due si riunirono per "dire giustizia" (amministrare la legge) all'interno della casa della bagliva, l'edificio istituzionale che fungeva da sede del rappresentante feudale, situato strategicamente "vicino alla piazza del paese" (si ignora dove fosse la piazza antica; forse piazza San Pietro o l'area adiacente alle antiche mura e alle porte principali).

Il motivo dell'atto: Salvaguardare la memoria storica di Galatina
A richiedere l'intervento del baglivo e del giudice furono il sindaco dell'epoca, Nucius Urrisi, insieme all'intera amministrazione civica di Galatina (l'universitas).
La loro richiesta era mossa da una preoccupazione pratica e lungimirante: il timore che la bolla originale di Papa Urbano VI potesse andare perduta per un "caso fortuito" (incendi, saccheggi, deterioramento). Per questa ragione ordinarono al notaio apostolico Nicola de Arcidiacono di effettuare una trascrizione ufficiale e autentica della bolla papale del 13 giugno 1387, intitolata Sincerae devotionis. La trascrizione ufficiale di un documento per garantirne il valore legale futuro è chiamata in gergo diplomatico “transunto”.


L'importanza dei testimoni e il legame con gli Orsini del Balzo
Il documento si chiude con le firme delle massime autorità e di importanti testimoni galatinesi. Tra questi spicca il notaio Nicola Calò, definito espressamente "fedelissimo della casa Orsini del Balzo".
Questo dettaglio conferma l'assoluto controllo che il principe Giovanni Antonio Orsini del Balzo esercitava su Galatina. La presenza di un suo uomo di fiducia garantiva che l'operazione di trascrizione avesse il beneplacito della corte feudale di Soleto e Taranto. Un altro testimone citato è Angelo d’Aruca.


Il bilinguismo e lo scontro culturale (Greco vs Latino)
L'elemento forse più affascinante del documento emerge incrociando il testo del 1434 con il primo paragrafo dell'immagine (la bolla del 1385 Piis Votiis).
Il regesto specifica che nel 1434 il baglivo Stefano Grasso firma "in greco".
Nella bolla del 1385, invece, il Papa autorizzava la costruzione della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria e del convento dei Frati Minori perché la popolazione di Galatina era in parte "greca" e in parte "latina",
Perché la firma in greco del Baglivo è un "atto politico"?
Come accennato, il baglivo Stefano Grasso firma il documento in greco. Questo dettaglio non è solo una curiosità linguistica, ma riflette una forte resistenza culturale.
Raimondello Orsini del Balzo (e poi suo figlio Giovanni Antonio) volevano "latinizzare" la città. Costruire Santa Caterina d'Alessandria e portarvi i Frati Minori francescani serviva proprio a questo: imporre la lingua latina e il rito romano in una Galatina dominata dal clero e dalla lingua greca. Il fatto che cinquant'anni dopo, nel 1434, il massimo rappresentante della giustizia (il baglivo) firmasse ancora orgogliosamente in greco dimostra che l'anima bizantina di Galatina era tutt'altro che sottomessa.

Una "Polizza Assicurativa" contro i disastri
L'atto nasce dalla paura dell'amministrazione comunale (l'universitas) guidata dal sindaco Nucius Urrisi che l'originale della bolla papale andasse perduto per un "caso fortuito".
Nel 1434 il Salento era una terra politicamente instabile, scossa da continue tensioni feudali e dalla costante minaccia di incursioni e incendi. Perdere la bolla papale significava perdere i diritti legali ed economici legati al complesso di Santa Caterina e all'Ospedale dei poveri. L'incontro tra Grasso e Russacius fu, di fatto, la creazione di un "backup di sicurezza": una copia autenticata (transunto) che aveva lo stesso identico valore legale dell'originale in caso di catastrofe. Non di rado i transunti di un documento importante erano fatti con astuzia: il documento da salvare, era importantissimo per la città, ma alle volte era un documento inesistente; si potrebbe trattare di una falsificazione fatta dai galatinesi a vantaggio della loro città? Comunque della bolla papale originale non si è mai trovata traccia.

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